Gentile utente,
voglio tranquillizzarla sulla natura fisiologica della sua risposta emotiva. Apprendere una notizia di questo tipo genera delle reazioni emotive, cognitive e comportamentali che oscillano gradatamente dalla fase di shock e rifiuto della realtà, fino ad arrivare alla fase di accettazione della malattia con la conseguente disposizione alla collaborazione con le prescrizioni del medico. Ci vuole tempo, ognuno ha il suo. Le potrebbe accadere in futuro che l’incredulità del momento ceda il passo alla rabbia e a un po’ di tristezza. Ma non si preoccupi sono risposte emotive che rientrano nella norma di una situazione progressiva di adattamento.
Voglio dirle cosa mi sorprende in positivo: il fatto che lei abbia già colto un collegamento ulteriore, quello che esiste tra lo stato emotivo e la capacità di essere collaborante rispetto alle prescrizioni del medico.
Questa è un’intuizione utilissima, perché Il nostro stato emotivo rispetto alla malattia è fondamentale per la costruzione di una serena collaborazione o come diciamo noi dell’alleanza terapeutica col suo medico e con l 'equipe che si prenderà cura di lei.
Per cui a mio parere, se avverte la necessità e il bisogno di condividere con qualcuno quanto accaduto, qualcuno di specializzato nel settore, le potrebbe tornare utile contattare uno psicologo che si occupi di tali problematiche e che possa fornirle il proprio supporto nel corso dell’evoluzione emotiva della sua percezione di malattia. Lei è già su una buona strada di consapevolezza che rappresenta il primo mattone per costruire il proprio recupero e la propria presa in cura .
A presto, attendo sue notizie.
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